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Cibo e personalità tra le pagine del Ristorante Nostalgia di Anne Tyler

ristorante nostalgia
Non si potrebbe classificare la gente, egli si chiese, unicamente in base al suo atteggiamento nei confronti del cibo? Bastava vedere Perla: una mamma che non nutre, nel vero senso della parola. Anche quando lui era piccolo, ed essi dipendevano totalmente da lei per essere nutriti...Dio Mio! Se solo accennava al fatto di avere fame, lei subito si faceva vedere occupata ed esausta, nervosa, affannata, distratta. Anne Tyler, Ristorante Nostalgia

Sembra pesante come un macigno l’aria immobile della periferia americana di Baltimora che sovrasta l’intero romanzo. A emergere è la figura di un madre, Perla, rimasta sola con tre figli, che al di là di una grandissima forza, lentamente si lascia scoprire in volti sempre nuovi, fatti di irascibilità e freddezza.

A poco a poco si legge la crescita dei ragazzi che sembrano segnati in un modo o nell’altro dal proprio passato difficile. Cody, vittima della sua stessa cattiveria che non gli permetterà mai di essere realmente e semplicemente felice, Jenny perennemente in cerca di qualcosa, irrequieta e personaggio sfuggente. Infine Ezra, capace di accettare se non forse di perdonare azioni di ogni tipo, spesso opera del fratello maggiore, che gli stravolgeranno la vita. Un Ezra troppo buono, tanto da avere voglia di entrare nel libro e scuoterlo fino a renderlo capace di una minima e giusta reazione.

I personaggi hanno un diverso rapporto con il cibo che ne svela il carattere, perché come dice lo stesso Ezra nel romanzo, c’è un legame indissolubile tra cucina e personalità:

Cody, freddo e assolutamente indifferente al cibo, Jenny con problemi di controllo sul fisico e sul peso che emergeranno anche nella figlia, Perla una madre che “non nutre” e infine Ezra, direttore di un ristorante, amante del cibo genuino, ma in generale entusiasta di qualsiasi tipo di cucina fino ad un’accoglienza addirittura troppo priva di critica:

Jenny si chiese se per caso esisteva qualche locale dove si mangia che non gli piacesse. Perfino alla mensa dei poveri, sicuramente, si sarebbe rallegrato della fame palese dei clienti; anche in una bettola che puzzava di urina avrebbe scoperto delle meravigliose uova marinate che non aveva mai visto da nessun’altra parte. Quando si trattava di cibo apprezzava sempre tutto!

Anne Tyler, Ristorante Nostalgia

Il romanzo insomma si chiarisce non solo attraverso le azioni, ma anche nei gusti e nei gesti, nell’amore per la tavola o per il successo. Tutto procede per immagini che sembrano perennemente avvolte da un color seppia che non invecchia il romanzo, ma crea un’atmosfera volutamente malinconica. La storia scorre attraverso il filo del tempo lasciando un desiderio irrisolto di cambiare qualcosa e dare una piega diversa e più felice a tutti i personaggi.

Su tutto sopravvive, anche nei momenti più duri, il desiderio di Ezra di una cena in famiglia, non disturbata da litigi, scoppi d’ira e fughe. Come se nella tavola imbandita, nei piatti della tradizione, nei bicchieri colmi e nei parenti seduti intorno, fosse rimasta disperatamente aggrappata la sua idea di rapporti umani veri, i suoi ricordi più belli e le gioie del passato, reali o immaginate.

Avrebbe cucinato piatti di cui la gente sentiva la nostalgia: tacos come quelli dei carretti dei venditori ambulanti in California, che il messicano non faceva che rimpiangere; e quel meraviglioso pezzo di carne arrosto della Carolina del Nord, dal sapore acidulo, che Todd Duckett si faceva portare da sua madre, varie volte all’anno, in vaschette di cartone. Lo avrebbe chiamato il Ristorante della Nostalgia

Anne Tyler, Ristorante Nostalgia

Chiunque abbia vissuto all’estero sa quanto sia forte il legame con le proprie radici attraverso il cibo e quanto sia carico di significati aprire una “vaschetta” portata da casa, ancor di più se cucinata da una mamma o una nonna. L’essenza di un ristorante dedicato alla nostalgia sembra una finestra per il grande cuore di Ezra aperta verso gli altri e i loro sentimenti, seppur così limitato nel difendere i propri.

Anne Tylor riesce a trasportarci altrove, nella mente di Perla, Cody, Jenny ed Ezra fino a concretizzarne luci ed ombre. Sul finale restiamo con la sensazione di salutare luoghi e persone conosciuti, sfogliando l’ultima pagina come un addio carico di nostalgia.

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