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Tre libri su New York

libri su New York

Avevo in mente di cercare dei libri su New York. Rovistando in un mercatino dell’usato, ho trovato questi romanzi, scritti da tre donne. Mi è sembrato davvero un segno del destino e mi sono immersa subito nella lettura: in tutti la città emerge con forza e personalità come uno dei protagonisti principali. I punti di vista, le vite e le atmosfere, sono invece molto diversi, ma è questa in fondo l’incredibile ricchezza della letteratura.

“Il lato luminoso” di Antonella Boralevi

Ti sembra di poterla abbracciare, quella donna senza più forme, in tuta da ginnastica e le parole di una canzone ripetute al vento. L’autrice del romanzo, Antonella Boralevi, trascina il lettore lungo i pensieri dei personaggi con un ritmo che corre rapidissimo o torna improvvisamente indietro come un contro-tempo.

It’s just a restless feeling by my side
Early dawning
Sunday Morning
It’s just the wasted years so close behind

Binki è il dolore di un’infanzia vissuta in una ricca famiglia fatta di apparenza. E neanche New York è una casa accogliente, è il mostro che divora, dove la superficialità, l’estremo e il dissoluto vivono un’esistenza di successo e sono portati sulla piattaforma del mondo per essere ammirati.
In questa metropoli indifferente, Maria, affermata giornalista, cerca una via di fuga dai rapporti e dall’amore, vive sensi di colpa maturati in un’età in cui non poteva comprendere. Tra le pagine i suoi pensieri risuonano nel cuore e nella testa come istantanee tristi del Central Park, dell’Upper West Side e della vita.

Ci sarà già qualche barbone che si prepara a dormire, rintanato dentro alla sua coperta, nell’odore insopportabile di piscio, ci sarà qualche venditore di hot-dogs che spinge con determinazione il suo carretto su per la salita del Conservatory Water. Nel Ramble gli uccelli migratori troveranno riposo su un ramo. Il taxi è uguale a ogni taxi di New York, è sporco, maleodorante, intriso della polvere secca di tutte le vite che ha trasportato. (cit. Antonella Boralevi, Il lato luminoso).

Nel romanzo emerge una città dove la sensibilità zoppica, dove la solitudine può essere un cinico strumento di guadagno per pochi e un’illusione in vendita per molti.

E allora ci siamo detti: perché non fare una festa delle carezze? Mettiamo insieme un po’ di gente sola e triste, che è la gente normale a New York e la rendiamo felice senza pericoli. (cit. Antonella Boralevi, Il lato luminoso).

Mark è il terzo protagonista del romanzo, indissolubilmente legato agli altri, un apprezzato direttore di un importante museo che ha raggiunto la cima calpestando persone e rivestendosi di egocentrismo e vanità. Lo aspetta il momento più difficile, in cui non basteranno solo lui, il suo successo e un elegante cappotto a rischiarare la propria vita.

Un libro fatto di tre vite intrecciate e lo svelarsi di un “lato luminoso” che appare all’improvviso come un’alba dietro la linea di grattacieli.

itinerario a New York

“Un diamante da Tiffany” di Karen Swan

Il libro di Karen Swan inizia dalla nuova vita della protagonista, Cassie, nata affrontando separazione e tradimento. L’amicizia è l’elemento portante di questo romanzo che è piacevole, da portare in spiaggia. I capitoli trasportano da città in città: New York, Parigi, Londra. Un sogno per tutti gli amanti dei viaggi e uno sguardo leggero su mondi diversi che ricorda le classiche commedie americane.

La New York di Karen Swan è energia pura, incontri, personaggi stravaganti, artisti e locali alla moda. La città è anche “casa” e cene tra amici in appartamenti ristrettissimi dove sembra semplice stare insieme, divertirsi e volersi bene.

Restava sempre sorpresa da ciò che considerava un grande paradosso, vale a dire il fatto che i newyorkesi, gli abitanti della città con lo skyline più famoso del mondo, camminassero per strada a occhi bassi oppure, al massimo, a poco più di un metro dal suolo. Gli edifici che li rappresentavano, che erano addirittura il loro marchio, non erano stati fatti per essere guardati dal basso; erano stati fatti per consentire di guardare dall’alto. Dovevano creare il panorama, raggiungendo altezze incredibili (cit. Karen Swan, Un diamante da Tiffany).

C’è anche il lato romantico della Grande Mela che parte da Tiffany e da piccole grandi sorprese, da liste di “cose da fare” e semi da piantare, attraversa gli archivi della Public Library e percorre il Central Park.

E c’è l’ultimo consiglio di un amico, andare a Parigi: tra vie eleganti, piene di fascino e un nuovo taglio di capelli da sfoggiare, la protagonista ritrova le proprie passioni e il suo vero talento. Qui però la solitudine, nonostante cene ed eventi mondani, si sente a fior di pelle, dietro una “forma” che si scontra con la spontaneità newyorkese.

La storia di Cassie cresce tra mille esperienze e quel filo romantico che seguiamo fino all’epilogo inglese. Un romanzo che non stupisce, ma che voltata l’ultima pagina, come un viaggio ben riuscito, lascia la malinconia del ritorno.

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“I Newyorkesi” di Cathleen Schine

L’Upper West Side, gli occhi di Beatrice, il ristorante all’angolo: l’autrice usa un linguaggio semplice e diretto per costruire personaggi veri, che potrebbero essere i nostri vicini o le persone sedute al bar di fronte a casa. Il protagonista assoluto è il Central Park, che sia un giorno di primavera o una sera di bufera e il ritratto di New York è reale quanto quello dei personaggi, tanto da non tralasciare dietro agli scorci più suggestivi, difetti e risvolti concreti.

Poi, finalmente, la neve scomparve lasciandosi dietro distese di sporcizia fradicia, pozzanghere oceaniche a ogni angolo, fiumi di detriti. Si scoprì che sotto il manto bianco invernale erano sepolti dei tesori. (cit. Cathleen Schine, I Newyorkesi)

Jody, Simon, Everett, Polly e suo fratello George, non hanno rocambolesche o drammatiche storie alle spalle, solo amori finiti o mai iniziati, dubbi e incertezze, passaggi e scelte. Sono uniti dalla presenza o assenza dei loro cani, ed anche questi ultimi sono personaggi ai quali ci si affeziona rapidamente, restando con il desiderio di allungare la mano in un’affettuosa carezza. Alla fine del libro sembra impossibile non poter uscire ed andare al bar Go Go per conoscerli tutti, vedere ridere la giovane Polly insieme ad un’amica, Jody con il suo ritrovato amore imperfetto, George con una compagna e una consapevolezza nuova.

Resta nell’aria un’idea di New York fatta di verità dove gli appartamenti sono piccoli e costosi, dove c’è un uomo che si suicida e i vicini non ne ricordano la voce, dove esiste la solitudine come una vecchina dall’accento italiano ed uno scialle nero che torna a casa. Eppure è una città che svela ancora un volto profondamente umano, fatto di solidarietà, di relazioni e di sorrisi. Un luogo che regala bellezza a chi è in grado di vederla, dove incontrarsi, per il tempo di un saluto o per la vita intera, è ancora possibile.

Come sanno tutti coloro che ne hanno goduto, un mattino di ottobre a New York è una ragione già di per sé sufficiente per vivere in questa città. A est si intravede un accenno di luce tra i palazzi, mentre sopra i tetti si forma un banco soffice e basso di nuvole argentate sovrastate da un pallido, lattiginoso e delicato spicchio di luna. A ovest il cielo è più scuro, palpitante. L’aria è fresca e pulita. Le finestre su entrambi i versanti sono ancora buie. I lampioni stradali sono gialli. Il mondo naturale, così spesso offuscato dalla città, sembra predominante, vivido, benigno. (cit. Cathleen Schine, I Newyorkesi).

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