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Visitare New York seconda puntata: un’avventura a due ruote, luci e hamburger dal cuore filante

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 Da quello che riusciamo a capire il ragazzo ha origini italiane, si chiama Damian, ma di certo del nonno non ha conservato né l’accento né la cadenza: è infatti molto complicato capirlo e i nostri vicini australiani ci confessano che loro stessi hanno problemi. Siamo una decina di persone raggruppate sul marciapiede di un’elegante strada ai confini con l’Upper East Side e ascoltiamo la presentazione della nostra guida. Tutto sommato dobbiamo pedalare e goderci il panorama, quindi perché preoccuparsi?

Proseguiamo il racconto del nostro viaggio a New York, dopo i primi due giorni in cui abbiamo familiarizzato con le distanze, la metropolitana, i donut e i caffè newyorkesi, sullo sfondo di uno skyline che iniziamo ormai a riconoscere.

Giorno 3 martedì 30 agosto – visitare New York

Oggi usiamo una delle attrazioni del “New York Explorer Pass” per il tour in bici nel Central Park. Damian ci ricorda per prima cosa i regolamenti: è proibito guidare in bici nei vialetti (si devono portare a mano), è obbligatorio seguire un unico senso di marcia nella zona asfaltata e in caso di strisce, inutile dirlo, precedenza assoluta ai pedoni. Pensiamo che ne basterebbe la metà per ottimizzare la viabilità romana.

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Il tour ci aspetta, siamo emozionati, siamo a Central Park ed è una soddisfazione pronunciare questa frase. Il successo internazionale del parco nasce negli anni Ottanta e si lega alla moda e al benessere di una lussuosa parte della città. Non si tratta di una porzione di campagna salvata dal cemento, come gran parte dei parchi romani, ma di un progetto totalmente creato dall’uomo.

Dopo questi brevi cenni storici, Damian è pronto a partire. Ci avvisa che è responsabilità dei partecipanti restare insieme al gruppo, insomma “chi resta indietro è perduto”. La prima tappa sarà, e qui sfoggia per noi una traduzione in italiano, agli “Angeli dell’acqua”. Non ci sembra difficile seguire una visita guidata, strana questa premessa. Non facciamo in tempo a guardarci con questo pensiero negli occhi che Damian spinge sui pedali ed inizia una corsa forsennata sulla striscia di asfalto che forma un grande anello nel verde.

Corriamo uno dietro l’altro, schivando bambini e carrozze con cavalli. Il climax della narrazione sta per arrivare: io rallento per cercare di osservare i primi scorci di parco. Michele torna indietro per avvisarmi che sto perdendo il gruppo e in meno di un secondo ci siamo persi. La cosa più probabile è che gli altri abbiano girato in tutta fretta in uno dei viottoli.

Proviamo qualche itinerario, ma il numero di possibili svolte è infinito. Chiediamo ai passanti dove si trova “Angels of Water“: niente da fare, totalmente sconosciuto ai più. Percorriamo un tratto della strada contro mano, rischiando anche la multa salatissima prevista per l’infrazione. E come in ogni film americano a questo punto “arrivano i nostri”: riconosciamo la maglietta indossata dalla guida della stessa organizzazione e chiediamo di poterci unire al nuovo gruppo!

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Stavolta i ritmi sembrano più rilassati. Unico neo è che dal “capire poco”, siamo finiti nel “non capire assolutamente nulla”. Il racconto della nuova guida è particolarmente teatrale o drammatizzato, gran parte dei partecipanti ha lo sguardo fisso e vitreo di fronte ad un inglese che è newyorkese DOC. Continuiamo il giro, siamo assetati e il caldo è sempre più intenso. Ad ogni pedalata ci ripromettiamo di tornare da soli al Central Park e di goderci una tranquilla passeggiata tra scoiattoli e pic-nic. Per ora consideriamo chiuso il capitolo attrazioni turistiche del parco, siamo passati per il Reservoir, fermandoci in vista degli scorci di tanti film, il Belvedere, il Lake e infine gli Strawberry Fields dove nostalgici e pittoreschi “figli dei fiori” del 2016 si cimentano nella loro versione di “Imagine”.

Con queste note in mente, riconsegnamo le bici fermandoci a mangiare da Chopt che sfugge agli stereotipi del trash food americano: il piatto forte del locale è l’insalata! Scegliamo gli ingredienti che vengono sminuzzati prima della cassa attraversando una grande catena di montaggio. Ci riposiamo dissetandoci e restando a lungo seduti nei tavolini all’aperto.

Torniamo nel parco, stavolta lentamente, per visitare il Metropolitan Museum. Oltre alle collezioni che non hanno bisogno di presentazioni, il Museo trova un’identità speciale nella sua struttura, nella ricerca della luce, della scenografia e della suggestione. Attraversiamo la sala del Tempio egizio di Dendur che lascia filtrare il verde del parco dalla parete a vetri. L’acqua scorre in una fontana e rimanda suoni di paesaggi assolati e calmi. Nell’ala americana l’ambiente è ampio e alto, il sole decora gli interni e crea un effetto nuovo da ogni angolazione si osservi, avvolgendo di ombre il bronzo e il marmo delle sculture.

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Mentre siamo nelle sale degli Impressionisti arriva l’avviso della direzione: entrando non abbiamo fatto caso all’orario di chiusura. Errore da dilettanti, lo ammettiamo. Restiamo fino all’ultimo secondo, giusto in tempo per osservare il rituale del Met. Gli impiegati di tutti i settori si radunano nella grande hall e allo scoccare dell’ora X, le 17:30, sbarrano ufficialmente i portoni e si congratulano a vicenda con un grande e fragoroso applauso.

E per noi è il segno che è ora di raggiungere il Top of the Rock per un tramonto sui tetti di Nyc. La fila è lunga, ma soprattutto lenta a causa dei controlli. Il nostro turno per l’ascensore arriva alle otto, le porte si aprono e vediamo che New York ci sta regalando ancora tanta luce. Dal lato dell’Empire Building si è radunata una piccola folla, ci vuole pazienza, ma infine anche noi siamo in prima fila e c’è tempo per fotografare ed osservare ed essere felici. Il tramonto rosa e viola presto si spegne per lasciar emergere luci vicine e lontane che cambiano il panorama della città in un tempo brevissimo.

Quando tramonta il sole, New York svela vite e confini. Tra le sue strade ci sentiamo stranamente a casa, come se fosse davvero semplice essere una di quelle milioni di luci.

Viaggio a New York

Stasera vogliamo restare a Bryant Park, con una birra in mano e a portata di sguardo la vita newyorkese di un’estiva serata feriale. Prima però dobbiamo provare un piatto che qui è considerato al primo posto delle ricette “tipiche” di Nyc: la pizza. Si, un italiano può stupirsi, inorridire o arrabbiarsi, ma la cucina della Grande Mela è: italiana, ebrea, polacca, irlandese, latinoamericana e molto di più. La prima pizza è arrivata con i migranti e poi si è modificata, assumendo un gusto e un aspetto d’oltreoceano. Da Domino’s Pizza vicino Bryant Park decidiamo di fare un’esperienza di gusto americana fino in fondo. Ordiniamo una “salami pizza” rigorosamente grande e con impasto morbido. Ora lo ammettiamo a testa alta: abbiamo mangiato una pizza a New York e ci è piaciuta!

Giorno 4 mercoledì 31 agosto  – visitare New York

Immaginavamo una scenografia urbana messa in piedi per ricordare ai turisti la vecchia e malfamata Chinatown. In realtà il quartiere è ancora un piccolo mondo autonomo e chiuso in sé stesso all’interno di Manhattan. Insegne colorate, negozi che mettono in mostra frutta e verdura sconosciuta, famiglie che tornano a casa con pacchetti tra le mani dagli odori agrodolci.

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Ci spingiamo fino al confine con Little Italy, un nome che ha il sapore di foto sbiadite, lettere ai parenti lontani, accenti congelati o deformati, atmosfere da film dove Il Padrino vince su tutti. Oggi quel mondo è sostituito da un susseguirsi di tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi e nomi folcloristici di ristoranti. L’italiano contemporaneo vive a New York in modo diffuso, in vari quartieri, si mescola alla vita della città.

Non perdiamo troppo tempo e proseguiamo il nostro itinerario verso Soho.

Gli alimentari, i parrucchieri e i negozi di oggettistica di Chinatown gradualmente vengono sostituiti da ampi locali recuperati dove si vendono pezzi di antiquariato esclusivi o jeans appesi alle pareti, dove si prende un caffè tra gli abiti e un aperitivo per strada. Crosby Street, Mercer Street, Howard Street e Broadway che le attraversa. Sempre di più tra i passanti si individuano modelli e giovani vestiti in modo particolare che noi profani possiamo solo definire “di tendenza”.

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Lasciamo anche questo quartiere per recuperare energie e mangiare qualcosa nel Chelsea Market. Vediamo la struttura dal sapore vintage già da lontano. L’interno è un insieme di cucina di ogni parte del mondo, è allegria e tentazione per ogni palato. Prendiamo una porzione di pollo e patate per fare un pic-nic e dei classici e golosi cookies americani da Eleni’s  come dessert .

Saliamo sulla High Line, la vecchia linea ferroviaria trasformata oggi in parco tra i grattacieli. A quest’ora c’è moltissima gente. Anche noi ne seguiamo il percorso, interrotto da scorci urbani di murales e scale di ferro, bancarelle che vendono ghiaccioli artigianali e punti rinfrescanti che vaporizzano acqua.

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Oggi è una giornata di scoperta di quartieri vecchi e nuovi. Non può mancare il Greenwich Village. Arriviamo in metro ed entriamo subito nell’energia straripante del Washington Square Park, di fronte all’Università di New York con i suoi studenti, la musica, le idee innovative.

Nel West Village si trovano gli edifici più caratteristici e non manchiamo due tappe cinematografiche: l’entrata della casa di Carry di Sex And The City, e l’angolo ripreso per gli esterni di Friends. Passiamo anche di fronte al Cafe Wha?, locale in cui Bob Dylan iniziò a suonare. Vicino al Cherry Lane Theater, il più antico teatro off-Broadway, ci prendiamo una pausa sedendo ad una panchina. In quell’angolo di Village ora immerso nel silenzio pensiamo alla creatività che rende New York tanto speciale per gli artisti, risentendone l’energia quasi sulla pelle.

Passeggiamo per le stradine dove i gradini anticipano i portoni d’ingresso e dove le scale antincendio si aggrappano alle facciate rendendo il panorama cittadino così riconoscibile e caratteristico.

Per la sera abbiamo in progetto qualcosa di turistico che ci incuriosisce fin da casa: mangiare nel locale “Bubba Gump”, a Times Square, dedicato al film Forrest Gump e alle sue ricette. Il piano terra è un negozio che vende gadget, saliamo le scale e chiediamo un tavolo. Il locale è allegro, il menu è a base dei famosi gamberi che decidiamo di assaggiare in due piatti tra i più richiesti. Si tratta di fritti diversi, dalla normale pastella alla farina di cocco. Tutto è ben cucinato e leggero. Il conto è invece meno digeribile soprattutto per le birre, anche se è allineato ai ristoranti della città.

Siamo comunque contenti per l’esperienza diversa dal solito ed usciamo su Times Square restando ad osservare la sua vita luminosa che lampeggia e stordisce. La grande scalinata al centro della piazza di giorno ospita le file per l’acquisto dei biglietti dei musical. Ora è un punto di riferimento per turisti e per gli appuntamenti tra newyorkesi. Nella folla si mescolano artisti di strada, persone travestite da personaggi Disney e ragazze seminude dipinte con i colori degli USA che strappano qualche dollaro per una foto ricordo. Intanto le ultime notizie da tutto il mondo scorrono sullo sfondo di un grande schermo.

Giorno 5 giovedì 1 settembre – visitare New York

Ci svegliamo più stanchi degli altri giorni, facciamo quindi una colazione rilassata in hotel, con il nostro caffè lungo e i donut di rito, a cui io aggiungo un buon bagel. Peccato però non aver saputo prima è al gusto cipolla…

Oggi si prevede pioggia. Abbiamo in programma il MoMA quindi trascorreremo la mattina al chiuso. Lasciamo il tempo grigio e ci immergiamo in un mondo di colori che attraversa l’arte contemporanea e la storia, tra Marilyn di Warhol, notti e stelle di Van Gogh, gruppi di ragazze uscite dall’inconfondibile mano di Picasso.

Abbracciare i colori e costruire ricordi

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All’uscita ci attende il temporale, non sappiamo bene dove dirigerci quindi ci infiliamo in metropolitana per raggiungere la zona vicino all’Intrepid che vorremmo visitare. Ci fermiamo a mangiare in una catena di self-service molto frequentata in città, Dean and De Luca. Prendiamo un panino e un cupcake al cocco, tutto con ingredienti buoni e freschi. Dalla vetrina osserviamo la gente che corre nella pioggia, gli ombrelli sono macchie di colore inghiottite dalle ripide scale della fermata di metropolitana di fronte. Non è la giornata adatta per il nostro programma, torniamo quindi in centro per entrare nello storico Macy’s e comprare qualche regalino. Questo ci fa sentire davvero in un vecchio “telefilm”, non ancora divenuto “serie”.

Passeggiamo per le vie immense che ci stupiscono, raggiungiamo la Quinta Avenue ed entriamo nei famosi negozi come la Apple con il suo cubo di vetro e Abercrombie per acquistare le morbide felpe. Dopo anni di visioni del film Colazione da Tiffany, non posso certo tirarmi indietro quando il personale di fronte al portone delle gioielleria mi chiede se desidero entrare: non abbiamo anellini trovati nelle noccioline da far siglare, quindi giriamo per la sala e saliamo all’ultimo piano anche solo per provare il grande ascensore.

Per cena ci aspetta un altro quartiere, l’East Village. Prendiamo la metro F e scendiamo sulla 2nd Avenue. Entriamo nelle strade dove si succedono locali di cucina etnica, lasciando spesso a vista vicino all’entrata le “botole” caratteristiche di New York e i grandi sacchi neri della spazzatura. Noi scegliamo di mangiare da Whitmans famoso per il suo Juicy Lucy, panino originario di Minneapolis, un hamburger ripieno di un cuore caldo di formaggio cheddar. Nonostante le dimensioni ristrettissime del posto, troviamo un tavolo da due e subito siamo a nostro agio con la musica rock anni Settanta in sottofondo ed una ragazza gentilissima che prende le nostre ordinazioni. Questo è l’hamburger che sognavamo, nel locale che immaginavamo. Usciamo in questo quartiere che ci lascia un ricordo di allegria e di una New York fatta di mille accenti, sapori e note diverse.

Viaggio a New York
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Viaggio a New York

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Continuate a seguire il nostro itinerario a Nyc:

Puntata Precedente

Ultima puntata a New York

Visitare New York, riassumendo:

Cosa vedere a Nyc giorni 3-4-5: Central Park, MET, Top of the Rock, Chinatown, Little Itlay, Soho, Chelsea Market, High Line, Greenwich Village, MoMA, Quinta Avenue, East Village
Negozi: Macy’s, Apple, Abercrombie, Tiffany, NBA Store
Dove mangiare: Chopt, Dean and De Luca, Domino’s Pizza, Bubba Gump, Whitmans

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4 comments

  1. Io non voglio fare la sdolcinata, ma posso dirvi che mentre leggevo questo post mi batteva forte il cuore? Voi direte: “Meglio, vuol dire che sei viva!”. Giusto…
    Ma il fatto è che questo secondo reportage, così come il primo, mi ha coinvolta, mi ha fatta sentire lì! Vero che per questo 2017 ho cambiato meta, sebbene NY fosse la prima scelta, però leggendovi ho provato la sensazione di esserci stata.
    Bellissima la scelta del vostro itinerario, nonostante si percepisca che sia stato anche sfiancante. Eppure in ogni istante la meraviglia delle immagini e delle descrizioni, batte la stanchezza.
    Mi sono tanto divertita con la descrizione del tour in bici: ragazzi ma è una cosa assurda! Sembrava una delle piaghe d’Egitto versione guida, ahahahah!
    Che dire? Aspetto con ansia di conoscere le prossime tappe…e l’ammontare del conto al “Bubb Gump” 😉
    Baci,
    Claudia B.

    1. Grazie davvero Claudia, bellissimo sapere che ti sei emozionata! So che il giro in bici non è paragonabile alle tue cadute 😉 ma in effetti l’effetto finale era simile, cioè molti dolori ovunque. Aggiungici anche il fatto che finita la tortura abbiamo visitato il quartiere del lusso mondiale in canottiera bagnata di sudore e faccia stravolta (ricordiamoci i 38 gradi con tasso di umidità dell’80%). Come vedi sono state omesse le testimonianze fotografiche dei protagonisti…Sull’ammontare del conto che dire? Altri dolori 🙂 ma eravamo storditi dalla birra che con la stanchezza ha fatto rapidamente effetto, quindi siamo usciti con una certa allegria ed abbiamo rimosso il tutto 😀 Un grande abbraccio!

  2. NYC è sempre un’emozione. Dopo esserci stata rileggere i post degli altri blogger è ancora più emozionante!
    Io purtroppo non ho provato Bubba Gump, sarà per la prossima volta!
    Se vi va di leggere i miei consigli culinari, e non solo, in città ..li trovate sul mio blog!
    Alice

    1. Ciao Alice, è vero, Nyc è sempre un’emozione…con Bubba Gump o senza! Sicuramente cercheremo il tuo articolo, anche noi ne abbiamo uno sui nostri assaggi in città da pubblicare alla fine dell’itinerario. Ma è sempre bello leggere cosa hanno fatto e provato gli altri viaggiatori, quindi grazie!

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